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Angela Infante

Angela Infante, classe 1960, lavora da molti anni per un noto policlinico romano, da sempre luogo attento alla dimensione umana della cura, dove svolge la sua attività di counselor e dove non è estranea a situazioni conflittuali e di violenza.

Ha approfondito, nel tempo, la conoscenza di diversi linguaggi espressivi che utilizza nei laboratori transdisciplinari e nei gruppi artistico-esperienziali, che organizza e conduce all’interno della realtà associativa.

Attivista della comunità e per la comunità lgbti+, pone una particolare attenzione alla dimensione femminile lesbica, non solo biologica. Tutti i suoi progetti infatti, oltre a proporre un viaggio all’interno di sé stesse, sono intrisi della sua storia personale, della sua esperienza e del suo pensiero.

Questa contaminazione tra personale e professionale è la dimensione nella quale le porte della conoscenza di sé stesse si schiudono e permettono l’esplorazione di una individualità dalle sfaccettature inaspettate.

In questo intreccio di persone e personale, con genuino interesse, si è avvicinata all’ascolto attento e non giudicante di esperienze di violenza, perpetrate dalle donne sulle donne. 

Rivolgere lo sguardo a questo tema è stato, per lei, superare la visione idilliaca delle relazioni femminili: nasce così questa raccolta che si propone come sostegno per altre donne e per le istituzioni, uno strumento per iniziare ad affrontare in maniera autentica la violenza subita e agita dalle donne e sulle donne.

Author's books

Donne impreviste

13.00

Confrontarsi con storie impreviste e distanti aiuta a riconoscerle, a capire che esistono.
Ascoltarle e rifletterci può generare consapevolezza sociale sul fenomeno della violenza all’interno della relazione lesbica.

 

“Quel pomeriggio di metà giugno uscii dalla sala consulenze con la consapevolezza che la chiacchierata con Emanuela e Marika me la sarei portata dietro per un po’. Pensiero sicuro e distinto, me lo ricordo come fosse adesso. Non c’era di mezzo una vischiosità emotiva (posso riconoscerlo oggi, con i miei ulteriori dieci anni di esperienza da counselor). Ma c’era una nota dissonante. Una sorta di contraddizione che intuivo e che, mi dissi, sarebbe valsa la pena guardare da vicino. Altre due che si fanno del male, avevo pensato ascoltandole alzare il polverone delle recriminazioni […]. A fine colloquio non avevo abbastanza elementi per capire dove fosse la verità di quella storia, ma quanto avevo visto e sentito aveva confermato un mio vecchio assunto empirico: la violenza non è estranea alle relazioni tra donne.”